Ecobonus, crisi, rilancio, innovazione, riqualificazione, incertezza, società. Sono solo alcune delle parole che, ormai da settimane, echeggiano la delicatezza di questo momento storico, portandomi a riflettere su ciò che, io, posso fare.
Sono laureata in architettura e lavoro prevalentemente per l‘industria ceramica nell’ambito dell’interior design e della comunicazione visiva. Ispirata sin dall’infanzia da mio padre che, per quasi trent’anni, ha lavorato con passione e dedizione nella Tile Valley.
Apprezzo il mio lavoro. Al contempo, oggi vorrei poter brandire una matita e una squadra a T per interpretare l’architettura come impegno sociale. Per dare, anche in questo ambito, il mio contributo.
Alla luce dei profondi cambiamenti che stiamo vivendo, infatti, mai come ora mi sono sentita più parte della comunità. Da qui il mio impegno nel mettere a frutto quotidianamente le mie competenze, condite da una buona dose di passione e determinazione.
Infatti, a fronte delle vicissitudini che stiamo vivendo, l’obiettivo comune non si limita al mero rilancio economico. C’è molto di più. Di fatto, vi è l’ambizione ad una vera e propria “Restaurazione”; un intento di ben più ampio spettro, in grado cioè di abbracciare molteplici altri aspetti. in primis, quello sociale.
Da un lato, per favorire questa ripresa “a tutto tondo”, lo Stato sta mettendo a disposizione diversi strumenti. Tra i più significativi, e di grande interesse generale, l‘Ecobonus. Dall’altro, possiamo contare sulle competenze necessarie per prendere in mano la situazione e riuscire.
Spesso, ripenso ad alcuni episodi vissuti all’università tra laboratori di progettazione, studio intenso e dibattiti con compagni e docenti. Ultimamente, ho un ricordo ricorrente. Quando cioè al terzo anno, ebbi l’onore di conoscere e di intervistare il grande architetto, ultranovantenne, Anna Bertarini Monti. Lei che, assieme al marito e al cognato, ricostruì metà Milano del dopoguerra sull’onda dell’entusiasmo portato da piano Ina Casa.
Che strano! Due epoche così lontane ma, al contempo, così simili. Come gli italiani del dopoguerra si rimboccarono le maniche ricostruendo il Paese, rilanciano l’economia e migliorandone la qualità della vita, sapranno fare lo stesso gli uomini di oggi, sull’onda del cambiamento portato dal Coronavirus?
Penso al Lockdown e rivivo le difficoltà che, ancora oggi, stiamo affrontando. Sono stati mesi faticosi, che hanno stravolto il nostro modo di lavorare, di pensare, di comunicare.
A motivarmi, in ambito lavorativo, è stato ed è l’impegno a sostenere l’industria ceramica. Un settore nei confronti del quale sono particolarmente legata sin dall’infanzia. Alla base c’è l’amore per la ceramica, conosciuto, in principio, di riflesso grazie a mio padre e oggi vissuto con entusiasmo direttamente sulla mia pelle.
Ricordo perfettamente lo stupore dei miei occhi quando, ancora bambini, conobbero un mondo a molti sconosciuto e che, ancora oggi, rappresenta uno degli aspetti creativi più significativi dell’industria ceramica: i cosiddetti “terzi fuochi” e le aziende di progettazione grafica. Che mondo affascinante quello della progettazione!
Negli anni ’90, di tanto in tanto, al sabato mattina facevo visita a mio padre in azienda. Ogni volta, appena scesa dall’auto di mia madre, rimanevo incantata nell’osservare quella palazzina in vetro dal design così essenziale e moderno. La vera magi, però, era all’interno e, con più esattezza, nel laboratorio. Dove un team di designer e tecnici collaborava con passione alla progettazione di decori e piastrelle, spesso ancora realizzate in bicottura-pasta rossa. Ricordo bellissime grafiche, decorazioni e materie preziose. Se avessi potuto, avrei contemplato quelle persone intente al lavoro per ore. Era davvero affascinante.
Che dire poi di quando, poco più che adolescente, mio padre mi insegnò l’importanza della cura per il dettaglio. Me ne resi effettivamente conto per la prima volta quando mi mostrò la sala mostra dedicata alle ceramiche Versace, soffermandosi sulle molteplici finezze che ne rendevano uniche ed esclusive le diverse collezioni. Nel mentre, raccontava con passione dell’impegno profuso, della stima per i suoi ragazzi, delle loro competenze e delle tante sfide vinte insieme a loro.
Da lì, poi, si susseguono molteplici altri episodi vissuti, seppur sempre di riflesso, con profondo entusiasmo. Dagli adrenalinici momenti tra sabati e domeniche dedicati alle prove industriali in fabbrica, alla prima macchina per la stampa in digitale installata nell’industria ceramica in Italia, alle piastrelle “sottili” con spessore 3 mm, ai grandi formati, all’orgoglio di mio padre nell’assumere giovani diplomati e neolaureati quando era Product Manager e poi Direttore Commerciale.
Oggi più che mai, tutto ciò mi sprona ancor di più a mettere a frutto la mia passione e le mie competenze sul lavoro.
Del resto, quanto è importante definire concept validi, progettare ambienti di tendenza, scrivere testi accattivanti, girare video avvincenti, metter a punto strumenti web/digital coinvolgenti (e molto altro) per sviluppare un progetto di comunicazione efficace all’indomani di un rilancio economico-sociale?
Immagini: Francesco Buccarelli.
