Nagakin Capsule Tower Building

AL VIA LA DEMOLIZIONE DELLA NAGAKIN CAPSULE TOWER BUILDING

“Le 140 capsule, ‘appese’ alle torri in cemento armato che raccolgono le comunicazioni verticali, sono delle cellule identiche, prefabbricate, in acciaio; corredate da unità-bagno, impianto di condizionamento, televisione a colori. Costruite ad Osaka, sono state trasportate a Tokio via camion. Tempo di montaggio per ogni capsula: tre ore.”

Domus nr. 520, Gennaio 1973.

 

Da anni ormai, si vociferava sulla demolizione della Nagakin Capsule Tower Building. L’edificio figlio del progetto visionario di ispirazione metabolista dell’architetto giapponese Kisho Kurokawa.

Oggi, 12 aprile 2022, dopo decenni di incertezze, esitazioni e ripensamenti, è iniziata la demolizione dell’edifico. Nel tessuto urbano alterato ristagna un senso di malinconia: la demolizione della Nagakin Capsule Tower Building si aggiunge ad una lunga lista di edifici moderni il cui valore è spesso scarsamente riconosciuto.

Situata tra i quartieri di Ginza e Shimbashi, con le sue 144 unità abitative di soli 10 metri quadrati ciascuna, la Nagakin Capsule Tower Building rappresenta il simbolo per eccellenza dell’architettura metabolista. Un movimento architettonico giapponese sviluppatosi nel secondo dopoguerra e di chiara vocazione futuristica. Alla base della corrente, vi era il concetto per cui la città e gli edifici fossero entità in continua evoluzione, progettati e costruiti per essere facilmente rimossi e sostituiti nel corso del tempo.

Kurokawa progettò le stesse capsule come entità indipendenti e nell’ottica di essere sostituite ogni 25 anni per fare fronte all’usura e ai segni del tempo.

Purtroppo, però, contrariamente a quanto pensato dall’architetto, le capsule non vennero mai sostituite o risanate. Ciò portò inevitabilmente a situazioni di profondo degrado e incuria. Tanto che, nel 2007, i residenti convennero per la demolizione e la costruzione di un nuovo edificio. Un peccato, considerando oltretutto che nel 1996 l’associazione DoCoMoMo aveva riconosciuto la torre come patrimonio architettonico.

Incredibile pensare a come moduli abitativi così contenuti (2,3 x 3,8 x 2,1 m) potessero ospitare, in forma a dir poco ridotta, gli spazi e (quasi tutti) gli oggetti essenziali del vivere quotidiano: un letto, un armadio a muro che funge da ripostiglio e da credenza, una serie di mensole, un tavolo, un televisore a colori, una radio, due punti luce, un piccolo frigo, una zona adibita a bagno.

Mancano cucina ed elettrodomestici, al contrario il bagno è organizzato alla perfezione. Forse ciò è dovuto alla profonda attenzione che i giapponesi dedicano all’igiene e alla cura del corpo? C’è persino la vasca!

In generale, ogni scelta progettuale è stata adottata per creare capsule abitative per l’uomo del futuro, molto impegnato durante l’arco del giorno e con poco tempo (e voglia) di cucinare.

A causa delle condizioni di degrado in cui versava l’edificio, in anni recenti il numero degli inquilini era notevolmente diminuito. Forse dieci, massimo quindici persone hanno vissuto all’interno della torre negli ultimi tempi.

Da quando lessi per la prima volta di questo edificio al secondo anno di università, presi a nutrire una profonda curiosità nei suoi confronti. L’approccio futuristico che ne aveva ispirato la progettazione mi affascinava.

Quando finalmente lo vidi dal vero per la prima volta, ebbi un attimo di esitazione. Quella sensazione singolare ed emozionante che provo ogni volta in cui ammiro, appunto dal vero, un edificio conosciuto e studiato fino a quel momento solo sui libri. Non l’hai mai visto realmente prima, ma hai letto così tanto in merito che, da un certo punto di vista, ti pare di averlo visitato più e più volte.

Proprio come nelle foto osservate su libri e riviste, le capsule, come fossero celle di un alveare, risaltavano meravigliosamente dando vita ad una composizione geometrica equilibrata, rigorosa, ordinata. Le finestre di forma circolare caratterizzavano ogni capsula potenziandone l’ispirazione futuristica, quasi pioneristica.

Ahimè, non riuscii ad entrare e a visitare l’interno dell’edificio! Il portinaio non me lo permise.

Speranzosa, ripongo la fiducia nelle istituzioni culturali di fama mondiale come il Centre Pompidou, che ha manifestato il suo interesse ad esporre qualche alloggio.  Attendez moi! Paris, j’arrive!

 

Immagine: Federica Morgillo.

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