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L’ECO FABBRICA: UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO (SOSTENIBILE) PER TORNARE ALLA RICRESCITA.

Ben 130 mila le aziende dell’arredo in Europa. Un giro d’affari che genera, secondo le stime della Commissione Europea, un fatturato annuo di circa 96 miliardi di Euro. 

Cosa succederebbe se da domani ognuna di queste 130 mila aziende si impegnasse ad investire seriamente, a 360°, in materia di sostenibilità?

Se per sostenibilità si intende un modello di economia e di produzione circolare, allora si verrebbe a creare una cifra d’affari annua aggiunta di quasi 5 milioni di Euro. E non solo. Entro il 2030, accanto all’aumento di fatturato, si registrerebbe anche un sensibile aumento dei posti di lavoro: ben oltre 163 mila. 

Un trend, quello della sostenibilità dei processi produttivi, che riguarda l’intera linea di produzione del prodotto; dalla progettazione ai materiali impiegati, dagli imballaggi alla gestione degli scarti.  E, fortunatamente, in continuo aumento. 

Poliform, ad esempio, è sempre più sensibile all’impiego di materiali sostenibili e con emissioni al minimo, di vernici ad acqua e di legno proveniente da foreste certificate. Gli scarti, poi, vengono recuperati per alimentare le caldaie e i macchinari.  Mentre per gli imballaggi, si è preso ad utilizzare più cartone e meno polistirolo.

Dal canto suo, il brand Moroso vanta già da tempo l’utilizzo di colle ad acqua, legni certificati e vernici a zero emissioni. 

Grazie alle risorse messe a disposizione dall’Europa, il 2021 sarà un anno decisivo per le aziende dell’arredo. 

La speranza è che grazie a piani come il Green Deal nel 2019 e il Next Generation EU nel 2020, la sostenibilità diventi parte dell’essenza di ogni azienda. Non un semplice leva markettara.

Come osserva il responsabile ambiente Fla, “siamo nettamente sopra la media europea per il riciclo degli imballi, con una quota del 63% contro un obiettivo UE del 30% entro il 2030”. 

Nonostante però buona parte delle aziende italiane dell’arredo stia già utilizzando materiali conformi e recuperi buona parte dei rifiuti, c’è ancora molto da fare. Tante le sfide. Le più imminenti, senza dubbio, quelle relative ai poliuretani. Oggi impiegati per le imbottiture di arredi e materassi.

Vi sono, poi, numerosi brand che ancora devono mettere a fuoco gli accorgimenti necessari per promuovere un atteggiamento sostenibile. A tal proposito, il compito delle istituzioni e degli enti preposti è quello di sensibilizzare le imprese, accompagnandole lungo l’intero percorso di trasformazione e miglioramento. 

Fra gli obiettivi, ci sono il famoso “Passaporto di Prodotto”, l’elaborazione di specifiche normative in materia e la definizione di criteri minimi ambientali. 

Si tratta, a tutti gli effetti, di un nuovo approccio al progetto. In cui, finalmente, la sostenibilità non è più percepita come un valore aggiunto, ma piuttosto, come un requisito dato per scontato.

Quando un arredo è davvero sostenibile? Quattro sono le spunte verdi da ottenere: ciclo produttivo circolare, riciclabilità dei materiali, durabilità e smaltimento a fine vita.

A tal proposito, è davvero interessante vedere come molteplici imprese stiano riproponendo in chiave sostenibile intramontabili icone del design italiano.

Molteni, ad esempio riporta sulle scene la poltrona “otto pezzi” di Gio Ponti, apparsa per la prima volta nel 1957. Il design è lo stesso. A cambiare sono i materiali: a partire dalle imbottiture in poliestere derivato da bottiglie in PET ricicliate, passando per l’impiego di impiallacciature provenienti da piantagioni certificate, fino all’uso di vernici a base acquosa. 

Anche Cassina fa la sua parte, riproponendo in chiave sostenibile le Soriana, le sedute da salotto progettate da Afra e Tobia Scarpa nel 1969. 

C’è poi chi ha deciso di concentrarsi su progetti sostenibili ex novo, come Natuzzi ad esempio. Che ha da poco messo a punto una collezione di nuovi filati composti da lana e Pes, un filato riciclato addirittura al 100% e ricavato da bottiglie in plastica.

La sostenibilità, però, non passa solo attraverso il rispetto nei confronti dell’ambiente. Sostenibilità è infatti anche attenzione per il benessere delle persone. In questo senso, le aziende Talenti e Cassina rappresentano dei precursori nel settore dell’arredo design.

Per Cassina, ad esempio, l’attenzione per il capitale umano si traduce nella possibilità di convertire il premio di risultato dei dipendenti in beni e servizi rivolti al dipendente stesso e alla sua famiglia. Come voucher per alimentari e benzina, rimborsi delle spese sanitarie e scolastiche, corsi di lingua e di attività sportive. 

Talenti, invece, si prende cura del benessere dei lavoratori progettando una sede aziendale che non sia solo un luogo di lavoro, bensì un insieme di spazi fruibili durante tutto l’arco della giornata. Qui, infatti, è possibile dedicarsi a diverse attività, come ad esempio l’equitazione e le passeggiate tra gli ulivi. Lo stesso progetto architettonico, è concepito in modo tale da garantire una forte permeabilità tra spazi interni ed esterni. 

Un approccio del tutto in linea con il punto di vista di Carlo Ratti, architetto e professore al MIT di Boston. Secondo il quale il luogo di lavoro people-centered debba essere verde, flessibile e dinamico. In grado cioè di favorire la convivialità e la sensibilità nei confronti della natura.

Nell’ottica di sostenibilità ambientale e socio-economica, le società benefit giocano un ruolo chiave. Nate con una legge del 2016 esse si prefiggono, accanto allo scopo di lucro, di perseguire una o più finalità di beneficio comune. In modo responsabile, sostenibile e trasparente. Alessi è la prima realtà del design italiano ad adottare questa scelta. Come? Prendendosi cura delle persone, generando profitto in modo equo e sostenibile e portando arte nella produzione industriale. 

Benissimo mettere al centro le persone e la responsabilità sociale. Al contempo, è fondamentale favorire l’efficienza produttiva, contenendo i consumi e riducendo al minimo gli scarti lungo l’intera linea produttiva.Molteni ad esempio, è nota per avere messo a punto un sistema che gestisce quasi del tutto autonomamente il proprio fabbisogno energetico, limitando le emissioni di CO2. L’impiego di pannelli fotovoltaici per la produzione di elettricità e l’impiego di legno di scarto per alimentare le centrali termiche giocano un ruolo fondamentale. 

Il futuro è la cosiddetta eco-fabbrica. Attenta al risparmio energetico, all’efficienza produttiva e al benessere dei lavoratori. 

La possibilità di mettere a punto un nuovo modello di sviluppo rappresenta una grandissima opportunitàper il Made in Italy. 

A maggior ragione, se si pensa che i mercati e la finanza attribuiscono un valore maggiore a quelle imprese che hanno un orientamento strategico di lungo periodo verso la sostenibilità. Strumenti come i green bond ne sono un esempio lampante.

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