Di tutte le forme d’arte, l’Architettura è probabilmente la più necessaria alla vita dell’uomo.
Le nostre case, gli uffici, gli spazi culturali, sportivi e ludico-creativi rappresentano, infatti, il teatro della vita quotidiana. Va da sé che, senza l’Architettura, non ci sarebbero luoghi in cui abitare, divertirsi, lavorare, studiare e, quindi, vivere.
La formidabile natura dinamica e mutevole dell’Architettura è proprio ciò che la contraddistingue; essa sa evolversi in relazione ai bisogni di chi la vive, mettendosi, così, al servizio della collettività.
Il dilemma dell’architettura moderna e contemporanea.
Nonostante la sua incredibile natura, generalmente l’immaginario collettivo fatica purtroppo a riconoscere l’Architettura moderna e contemporanea come opera d’arte.
Ebbene, non si tratta di una novità. Già negli anni 20 del ‘900, infatti, un giovanissimo Giuseppe Terragni denunciò il suo rammarico in merito. Assai più rispettoso è infatti l’atteggiamento generale nei confronti dell’architettura dei periodi precedenti. Chiese gotiche e romaniche, edifici rinascimentali, barocchi, neoclassici e chi più ne ha più ne metta… Questi sì che sono considerate autentiche opere d’arte dall’immaginario collettivo!
È paradossale non riconoscere come tali anche esempi di architettura moderna e contemporanea, dal momento che essa stessa costituisce la città contemporanea!
Quest’ultima è figlia dei grandi architetti e urbanisti del 20 secolo ed è quindi ricca di edifici da valorizzare e preservare. Ovviamente ci sono stati aggiornamenti tecnologici ed estetici, ma le tipologie edilizie sono rimaste le stesse. Dunque, essendo percepita l’idea di città del 900 come contemporanea e quotidiana, va da sé che la collettività non la viva come qualcosa di estraneo e dunque, in ultima analisi, monumentale.
Ieri e oggi al servizio della società.
Paradossalmente, l’architettura è anche, incredibilmente, lenta. Non può permettersi di seguire mode o istinti passeggeri: le dinamiche che la animano affondano le proprie radici in valutazioni ben più profonde.
La stessa pratica architettonica ha bisogno di tempo. Poiché figlia di creatività e ragionamenti. Non esistono ricette istantanee per progettare la città, tantomeno quella del futuro. Anche perché al cambiamento si oppongono la tradizione e le abitudini dell’uomo.
Si aggiunge, poi, il fatto che, spesso, trascorrono anni dall’ideazione di un progetto alla sua realizzazione. Motivo per cui, una buona architettura deve racchiudere il più possibile una qualità progettuale ed esecutiva. Per quanto lenta, infatti, essa deve sapersi adeguare, funzionalmente e simbolicamente, ai cambiamenti della società. È proprio questa sua incredibile abilità a renderla viva.
Oggi, la pandemia ha creato le giuste condizioni per testare, anche in ambito architettonico, nuove soluzioni e studi. Si tratta, in parte di teorie già elaborate e, più in generale, legate al discusso concetto di crisi della città.
Una cosa è certa, la città dovrà evolversi alla volta di sostenibilità, ecologia, solidarietà e resilienza. Pena il tracollo di fronte alla prossima crisi sanitaria ed economica.
