ENNIS HOUSE: IL SOGNO PANAMERICANO DI F. L. WRIGHT

Ricordo che, quand’ero ragazzo, l’architettura americana primitiva – tolteca, azteca, maya e inca – mi affascinava moltissimo, suscitava tutta la mia ammirazione… Quelle imponenti astrazioni americane erano tutte architetture di terra; gigantesche masse in muratura innalzate su un unico grandioso terreno lastricato di pietra…”

Frank Lloyd Wright, Testamento, 1957.

La Ennis House, immortalata nel film Blade Runner, è una delle massime espressioni dell’interesse Wrightiano per l’eredità delle civiltà autoctone.

L’ammirazione di Wright per l’architettura primitiva americana è tale da influenzarne fortemente la produzione degli anni ’20. Anni in cui l’architetto si dedicò alla progettazione di abitazioni individuali spesso collocate nelle calde periferie della California meridionale. Un contesto chiaramente singolare, in cui la città incontra il deserto.

Tra queste, quella che mi affascina di più è sicuramente la Ennis House. Classe 1923, si erge fiera alla sommità di una collina nei pressi di Hollywood su una superficie di oltre 500 mq.

Circondata da solenni terrazze e cortili, la destinazione domestica dell’edificio passa quasi in secondo piano, ingannando l’osservatore che si tratti di un moderno tempo Maya.

Osservando la villa, i bellissimi blocchi di cemento che la compongono catturano all’istante l’attenzione del visitatore. Fabbricati a mano con stampi in alluminio e montati a incastro, sono stati ricavati impiegando polvere di granito estratto in loco. È impressionante pensare che in totale sono ben 27.000!

Nulla è lasciato al caso. Nemmeno i rilievi ornamentali che decorano la superficie dei blocchi cementizi. Questi infatti, sono capaci di intrappolare abilmente l’atmosfera Hollywoodiana dei ruggenti anni ’20, cristallizzando al contempo il sogno panamericano di Wright. La carica espressiva è straordinaria.

La bellezza degli interni non è da meno, in un susseguirsi di pareti a mosaico, alti soffitti con travi a vista e ampie vetrate che incorniciano la città di Los Angeles. Anche qui, il ruolo principe è svolto dagli stessi textile blocks degli esterni.

In seguito al terremoto del 1994, la villa entrò a far parte della lista del National Trust for Historic Preservation. Qualche tempo dopo, nel 2011, il miliardario Ron Burkle l’acquistò in seguito ad un parziale restauro iniziato quattro anni prima. Oggi, dopo un ripristino capillare intrapreso dal filantropo, l’edificio è in vendita all’astronomica cifra di 23 milioni di dollari.

Immagini: Frank Lloyd Wright (disegno) e Mary Nichols (fotografie).

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