In occasione di un fantastico workshop, ho avuto l’opportunità di visitare la Casa da Musica. Il grande auditorium progettato da Rem Koolhaas a Porto.
Immaginate Porto. Una città saldamente legata alla tradizione e, a tratti, pervasa da un’aura di magica decadenza. L’atmosfera è così potente da illudervi che il tempo si sia fermato.
Là, in evidente contrasto con il contesto, la Casa da Musica si affaccia maestosa sull’Avenida de Boa Vista. Sembra proprio una navicella appena atterrata dallo spazio!

Grandi blocchi in calcestruzzo bianco, frutto di un mix di cemento e granito, rivestono l’edificio. Ciò che attira l’attenzione è la superficie dall’aspetto luminoso che ne deriva.
Le ampie vetrate animano le facciate e mi permettono di scorgere parzialmente gli interni… la mia curiosità di visitare l’edificio aumenta. Così, schivo con perizia i giovani skater che scorrazzano per la piazza circostante e decido di entrare!



Una volta dentro, percepisco subito che l’edificio pullula di percorsi, sale e salette. Dai camerini degli artisti e le sale prova del piano interrato, passo al piano terra che ospita uffici, altre sale prova e il grande foyer. Salendo ancora, scopro finalmente il cuore pulsante dell’edificio: il maestoso auditorium. È impressionante pensare che occupa ben tre livelli in altezza, fungendo da snodo centrale per diversi foyer e tante altre salette più piccole.
L’intero cuore pulsante dell’edificio si mostra agli ambienti confinanti e alla città attraverso ampie aperture in vetro ondulato (andamento che favorisce l’acustica). In questo modo si instaura una diretta relazione tra architettura e città.

Passo dopo passo, rimango stupita dalla varietà, oserei dire quasi urbana, dei percorsi. Rampe di scale si alternano ad ascensori e scale mobili, in un continuo susseguirsi di luci e direzioni. Termino la visita salendo sulla terrazza all’ultimo piano.
Pur trattandosi di un’architettura avveniristica, visitandola, a tratti mi è paradossalmente sembrato di fare un tuffo dentro alle stanze di un vecchio edificio portoghese! Questo a causa del ricorrente impiego di materiali vicini alla tradizione del luogo. Come ad esempio le azulejos e il granito dorato della piazza esterna, che ricorda il granito giallastro tipico della città di Porto.


Alla fine della visita, la mia reflex è stipata di scatti e il mio taccuino pullula di schizzi, note, appunti. È stata un’esperienza incredibile, al limite tra passato e futuro, tradizione e irrefrenabile slancio alla sperimentazione.
Immagini: Federica Morgillo.
